Cambiare lavoro: un’opportunità o una fonte di stress?

Per molte persone cambiare lavoro rappresenta l’opportunità di realizzare le proprie ambizioni o di ritrovare l’autostima persa, ma in molti casi si trasforma in una grande fonte di stress.
Fare i conti con un contesto lavorativo nuovo, con nuovi colleghi, ritmi e mansioni, non è una situazione tanto inusuale se si pensa alla condizione di estrema precarietà che caratterizza il mondo del lavoro ad oggi. Sono molti infatti i lavoratori che si trovano a rimettersi continuamente in gioco in aziende nuove a causa dei contratti limitati nel tempo che vengono prevalentemente offerti.

Cambiare lavoro però può anche significare essere trasferiti all’interno della propria azienda in un nuovo settore, un nuovo ufficio e doversi occupare di diverse mansioni rispetto alle precedenti.
Questa situazione rappresenta, esattamente come un cambio radicale di lavoro, una potenziale condizione di stress e ansia per il lavoratore e, considerando che la valutazione rischio stress è obbligatoria per legge, è bene che ogni datore di lavoro consideri con attenzione anche le ripercussioni psicologiche che possono verificarsi nel dipendente che viene spostato all’interno dell’organico aziendale.

Investire una nuova carica all’interno della propria azienda (o semplicemente mantenere la propria posizione ma essere trasferiti in un nuovo ufficio) pone il lavoratore di fronte a una situazione nuova, che va a mettere in discussione gli ormai consolidati processi lavorativi, che andranno rivisti in base alle nuove mansioni e ai nuovi flussi di gestione.
Altro aspetto importantissimo è quello del doversi rapportare con nuovi colleghi, stabilire nuovi rapporti basati su fiducia e collaborazione con persone nuove.

Abitudini e rapporti sociali vanno a influire inevitabilmente sull’aspetto psicologico del lavoratore che, in alcuni casi, può interpretare il cambiamento come un’opportunità di crescita e uno stimolo nuovo, in altri invece può diventare motivo di paure, ansie e stress.

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