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Workaholism, cos’è e come si manifesta

In questi ultimi anni stiamo assistendo all’aumento di un fenomeno che coinvolge un significativo numero di lavoratori e si configura come una vera e propria patologia. Tale disturbo, denominato “workaholism” è caratterizzato da un eccessivo impulso a lavorare che rende i soggetti ossessivo-compulsivi. Chi ne è colpito è affetto da una dipendenza dal proprio lavoro tale da far trascurare affetti e sfera privata, provocando anche danni alla salute (come nel caso dello stress lavoro correlato).

Lo sviluppo di questa malattia prevede 3 fasi: iniziale (ritmo di vita concitato, svolgimento di attività lavorative nel tempo libero, stato ansioso-depressivo, nevralgie e dolori gastrici), critica (ricerca di giustificazioni per dedicare più tempo al lavoro, ulcere, atteggiamento violento verso i colleghi e ipertensione) e cronica (lavoro notturno e in giorni festivi e totale assenza di vita privata).
Un aspetto tipico del workaholism consiste nel dedicare al lavoro un numero di ore eccessivo durante il giorno, agevolato dall’utilizzo di dispositivi tecnologici (smartphone o tablet). È consigliabile, pertanto, qualora si riconoscano sintomi propri della prima fase, limitare il più possibile l’uso di tali apparecchi. Inoltre, nel caso si inizi ad avvertire un vero e proprio disagio, è opportuno consultare uno specialista.

Lo Scandinavian Journal of Psychology ha recentemente pubblicato la “Development of a work addiction scale” (Andreassen, Griffiths, Hetland e Pallesen), una scala di misurazione in grado di individuare un “workaholic” attraverso una serie di domande: “pensi a come avere più tempo per lavorare”, “trascorri più tempo a lavorare di quanto avevi previsto inizialmente, “lavori per ridurre il senso di colpa, ansia, senso di impotenza e depressione”, “ti è stato detto da altri di ridurre il lavoro, ma non li hai ascoltati”, “ti stressa non poter lavorare”, “hai messo in secondo piano hobby, attività per il tempo libero e l’esercizio fisico a causa del tuo lavoro” e “lavori così tanto da avere ripercussioni negative sulla tua salute”.
La frequenza con cui si presentano le seguenti situazioni, espressa utilizzando 5 alternative di risposta (mai; raramente; qualche volta; spesso; sempre) consente di identificare casi di workaholism.

The Counseling Team International ha realizzato, invece, un test volto a valutare il livello di rischio da workaholism composto da 25 affermazioni cui rispondere con 4 possibili alternative (mai, a volte, spesso e sempre).
La somma dei punteggi attribuiti alle risposte consente di determinare 3 diversi profili:

  • Da 25 a 56: soggetto non a rischio che lavora con impegno ma senza sacrificare vita privata e salute.
  • Da 57 a 66: persona lievemente workaholic che può porre rimedio a comportamentei sbagliati per evitare danni alla sfera personale;
  • Da 67 a 100: caso di workaholism che, se non curato, può condurre a bournout e problemi familiari.